DSC04194.JPG
DSC00859.JPG
vincenzino sculture  (14).JPG
vincenzino acrilici quadri sociali solaio (94).jpg
vincenzino animali e insetti (9) (1).JPG
vincenzino  quadri acrilico tronchi (16).jpg
vincenzino+a+8+anni.JPG
piero+astini.jpg
oberti+(2).jpg
Vincenzino+acrilici+natura+solaio+(4).jpg

Recensioni // Judith Verga

Ho conosciuto Vincenzino Vanetti, un artista del tutto fuori dagli  schemi dei critici d’arte. Curiosa e attirata da questo personaggio e dal suo spessore espressionistico, da subito ho avvertito una simpatia e soprattutto mi ha fatto sentire  a mio agio. Ci sono voluti diversi incontri presso la sua dimora, per vedere tutti i suoi lavori,  sculture in marmo e ceramiche, dipinti, quadri, disegni con le tecniche  più svariate, senza parlare dei meravigliosi oggetti fatti in filo di ferro. Ancora oggi quando ci vediamo mi stupisce con qualche nuova cartella piena di disegni. Ogni tanto mi diceva: “Guarda che questi disegni non li ha mai visti nessuno” Mi sembrava di trovarmi nella fiaba “Alice nel paese delle meraviglie”. Quasi per gioco ho iniziato a scattare qualche foto e a guadagnarmi la sua fiducia. Un “archiviare” foto che sembra senza fine. Quasi volessi creargli una famiglia tutta unita…un grande paese, quello che porta forza alle nostre radici. Caricature umane a me famigliari, persone che discutono e si esprimono con l’emozione quasi tangibile, personaggi dai diversi caratteri, quasi stesse parlando per loro. Lo fa con le nuvole, con i tronchi ma anche con le montagne. Si trascorrono delle ore a parlare e quando faccio delle domande inerenti la vita o sul significato dei quadri, mi risponde sempre in maniera esaustiva e non nascondo il mio stupore. 
 

Riesce a raccontarmi quello che generalmente uno non pensa. Le ferite degli alberi, i libri sotto i tronchi che sono la storia delle radici, gli insetti che vivranno per ultimi  il nostro globo, le persone che incutono paura perché dobbiamo in un certo senso svegliarci e spaventarci per quanto abbiamo seminato. Inquinamento, guerre, ingiustizie e tutto quanto non sappiamo, perché come dice lui, ci sono centocinquanta persone al mondo che ci tengono appese a un filo come delle marionette. E così mi aiuta a pensare, siamo quasi della stessa generazione e abbiamo vissuto i grandi cambiamenti.  Attraverso i suoi quadri viviamo piacevoli confronti con l’approfondimento di quello che lui vede, il mio interesse si intensifica e con la marea di foto fatte in questi mesi, mi diletto a montare qualche diaporama con la sue musiche preferite, qualche album delle sue opere o semplicemente scrivere di lui. Questo per non dimenticarmi  di quello che non mi è più visitabile, come i suoi ricordi d’infanzia raccontati con lo stesso sguardo da “monello”  che caratterizza le sue caricature. Ma non è sempre evidente per un uomo d’altri tempi pieno di dignità e serietà. Infatti cosciente del suo valore, si rivela sicuro.  A volte, con me, timido e delicato. Una poliedricità che esprime anche nell’arte creativa. Instancabile e non senza fatica persegue la sua ricerca nel dar forma alla propria visione del mondo.

 

Un suo diritto di cittadino alpino dalle idee molto chiare e al quale piace provocare chi non le condivide.  Utilizza l’arte nell’arrangiarsi, trova le soluzioni essenziali e coltiva l’orto con quello che fa bene. Una malva così gigante non l’avevo mai vista. Tutto convive in questo giardino, sculture con il filo di ferro contro la casa o un Don Chisciotte  di tre metri che sembra di buon auspicio per l’orto. Cimeli ovunque in giro alla sua dimora dei quali sa spiegarne il  grande significato. Figure religiose in cui lui esprime la sofferenza del’uomo. Nella sua casa, lo stretto necessario, anche la temperatura che d’inverno non deve superare i diciotto gradi, e dove lui si trova bene. 
 

Ha l’abitudine di salvaguardare quanto lasciato dai suoi. Col figlio Roberto ha un occhio di riguardo paterno. Lo protegge da lontano senza interferire indiscretamente nella sua vita. E qui sarebbe bello sentire il diretto interessato…


Il suo vicinato è abbastanza assente a parte una sua vicina che con il marito ogni tanto sbucano dall’uscio quando arrivo. Che piacere!
 

E potrei ancora dire che Vincenzino è un buono, ma non bisogna approfittarne, ne rimarrebbe deluso e amareggiato. Frequenta qualche “Circolo”, così lo chiama lui, dove può ascoltare le ultime chiacchiere di paese e dove lui ha la possibilità di provocare qualche reazione da cui potrà creare dei personaggi più reali. 
 

Un uomo a cui vien voglia di dare, ma che fa fatica a prendere…
Un artista che merita di essere maggiormente riconosciuto..
Un amico su cui si può contare e se ti prende a cuore lascerà sempre aperta la sua porta.